October Rain

Se penso al mio viaggio di ritorno dal lavoro ieri… Penso OH MY GOD. Tanto per cominciare, una volta che avevo bisogno di rientrare ad un certo orario decente, parto da Verona e trovo nell’ordine:
1)Lavori di Asfaltatura su tratto pre-casello autostrada (10 minuti di coda nel simpatico fumo del catrame bollente),
2)Esaurito di turno che entra nella corsia TELEPASS senza avere il telepass (ma perchè??? È scritto in GIALLO, a caratteri cubitali) quattro frecce e retro o restare lì bloccati per sempre, che simpatia.
3)Uscita Mantova Sud INAGIBILE (e io dove sarei dovuta uscire? Mantova Sud!)
4) (in conseguenza a ció): Restringimento viabilità su una sola corsia con fila infinita di Camion e io, minuscola e nervosa, in mezzo a quei lentissimi colossi della strada.
E poi, quando credevo che così potesse bastare… Che il ritardo fosse già a buon punto… DILUVIO UNIVERSALE. Non temporale, tempesta, bufera… Cosette così. No.
DILUVIO UNIVERSALE. Quella pioggerella che stava accompagnando il mio sfigatissimo viaggio di ritorno è diventata neanche troppo all’improvviso qualcosa tipo taniche di acqua che sembravano scagliate sull’autostrada (e sulla mia Tabella di Marcia) da Qualcuno di molto arrabbiato. A un certo punto mi sembrava di guidare in un acquario. Solo che nell’acquario i pesci gironzolano tranquilli. Io mi sentivo come se avessero collegato l’acquario alla centrifuga. Ho pensato, ‘adesso proverò l’acqua planning’ che io sinceramente l’ho solo sentito alla scuola guida cos’è. (come i parcheggi di culo, del resto. Mai più fatti dall’esame di pratica). Avrei dovuto fermarmi, ma non vedevo dove. Non vedevo niente, tranne le secchiate d’acqua e le lucine flebili delle altre macchine. Avrei dovuto fermarmi ma avevo fretta di tornare, così non so come (forse a REMI) sono arrivata all’uscita di Pegognaga… E lì, invece di… non so… Un motoscafo stile baywatch pronto a prelevarmi per aiutarmi nella mia corsa contro il tempo in quell’ormai fiume di strada, trovo un BEL camion trasporto tronchi che mi si piazza davanti a passo d’uomo. ‘Ma ti prego autotrasportatore, invece di rallentare per sempre la viabilità, facci una zattera con quei tronchi, un ponte levatoio, non so!’ NIENTE. Arrivo in qualche modo verso casa, in un tempo che di solito mi basta per andare e tornare e penso: ma un lavoro a 5 centimetri da casa non potevo trovarlo? Un lavoro che ti svegli 10 minuti prima (come quando andavo al Liceo), monti sulla bici, 2 pedalate e sei già lì, che se il semaforo è rosso passi a fianco sulle strisce coi pedoni, che se c’è la fila delle macchine ferme, tu ci fai lo slalom intorno con la bicicletta? Esci di casa e sei già arrivata. Esci dal lavoro e sei già a casa. Finisci e sei subito operativa per la famiglia. Invece che finisci e ‘chissà a che ora arrivo stasera’, ‘chissà se quelli senza Telepass indovineranno i loro caselli’, ‘chissà se quello dei tronchi è già passato’.
No. Non potevo. È iniziata la stagione delle piogge, poi ci sarà quella delle nebbie, poi quella del ghiaccio. Grande invidia per chi lavora in Paese.
Comunque, dato che alla fine, se non fosse piovuto in un modo così surreale e terribile, tutto sommato avrei usato quell’ora di viaggio per annodarmi il cervello in qualche paranoia senza via d’uscita… Nulla è caso, neanche la pioggia.
Quando, poi, la Sveva mi ha vista e fuori ancora tuonava, mi ha detto: “Mamma c’è il Diavolo in Carrozza”, con un sorriso emozionato e gli occhi sognanti, mi ha subito ridato l’allegria!
Certo che se il Diavolo me l’avesse dato, un passaggio in carrozza, magari non sarei tornata così allucinata.
Chiara Mum