“Nonna” in affitto

5 agosto… Auguri Rita!
In occasione del suo compleanno vorrei raccontare di lei, di quello che fa per noi, di come ha rimesso in ordine gli equilibri, placato le mie ansie e i miei sensi di colpa di madre lavoratrice.
Rita è una suocera… Ma non la mia. È la suocera (o, meglio, futura suocera di mia sorella). E siccome suocera suona davvero male, vorrei dirlo in Inglese, “Mother in Law”, cioè come dicono gli anglosassoni “Madre per legge” (colei che insomma diventa Madre del coniuge dopo il matrimonio). Perché prima di tutto Rita è una Madre, la mamma del mio amato cognato (o, meglio, futuro cognato Simone).
Fin da quando è nata Sveva, pur non essendoci mai viste di persona, tramite Simone si era sempre resa disponibile in caso di bisogno, forse anche sapendo che la mia Mamma e quella di Stefano purtroppo non ci sono più.
Dev’essermi finita in qualche cassetto del cervello questa frase che ogni tanto Simone mi ripeteva: “…oh, se hai bisogno mia Mamma c’è…”.
Ma non essendoci quasi mai viste non ci avevo mai dato troppo peso, mi occupavo della mia bambina da sola, restia a chiedere qualsiasi aiuto, cocciuta come poche – volevo fare tutto da me. E così ho fatto, passo dopo passo, insieme a Stefano: la maternità, poi il nido e subito l’arrivo di Emma, una nuova maternità, di nuovo il nido. E poi…
E poi un giorno, senza accorgermene, mi ritrovo a un passo dalla Vita Reale, pronta ad essere catapultata di nuovo nel mio frenetico mondo del lavoro, lontano da casa, da tutto e soprattutto dalle mie figlie. Il primo anno di rientro al lavoro il Nido full time (dalle 7.30
alle 18.00) che Sveva e Emma frequentavano insieme, ci ha aiutato a gestire senza troppi problemi la situazione (ma non i miei sensi di colpa!).
Un anno che in qualche modo abbiamo affrontato e l’estate dopo, cioè l’estate scorsa, ci trovavamo punto e a capo: Sveva passava alla Scuola Materna ed Emma rimaneva l’ultimo anno al Nido. Due strutture diverse, in due paesi diversi, e – quel che è peggio – Materna senza doposcuola, cioè tutti a casa alle 16.00. Un incubo. Dovevo trovare in fretta una baby sitter che andasse a prendere le bambine agli asili e le tenesse almeno fino alle 18.00 (quando Stefano esce dall’ufficio). Ma chi? A chi potevo lasciare le mie cucciole di tre anni e un anno e mezzo? Di chi mi potevo fidare? Erano da recuperare in due luoghi diversi, caricare e scaricare dalla macchina e chi ha due figli quasi gemelli sa cosa significa tutto questo. Non è facile per niente. Questi pensieri non mi davano pace e mi sembrava di non trovare nessuna soluzione, perché non le avrei mai lasciate ad una sconosciuta. O a una ragazza giovane alle prime armi. E di certo una baby sitter professionista non si sarebbe mai presa un impegno fisso per un paio d’ore al giorno.
Che ansia! Poi quella frase che mio cognato mi aveva più volte ripetuto e che era scivolata in chissà quale angolo della mia testa riaffiora, come per magia, e scioglie poco a poco il nodo delle mie preoccupazioni, “La Rita, chiederó alla Rita”.
Stranamente convinta mi faccio avanti e lei , che è appena andata in pensione, accetta. La vedo disponibile, ma un po’ titubante, scoprirò in seguito che i dubbi che ha sono dovuti al suo grande senso di responsabilità – in fondo Sveva e Emma sono due bimbe piccolissime e non “sue”. Per questo i timori sono amplificati.
Ma io mi fido, ho una gran fiducia che quasi sconvolge anche me, di solito diffidente di tutto e tutti quando si tratta delle bambine. Sento che è la soluzione giusta, non so nulla, non so come faremo, ma so che è così. Questione di pelle. E di qualche Mano Santa dal Cielo che ogni tanto sgarbuglia i fili della mia Vita. Mi butto tra le sue braccia, anzi non solo mi butto io, ma ci butto le mie figlie, mio marito, tutta la mia famiglia. E non solo nelle sue, ma in quelle del suo caro e paziente marito Mario, dello zio Simone e di suo fratello Matteo (ribattezzato dalle bimbe Zio Matteo). In pratica io e lei non ci conosciamo, ma ci impiegamo poco a entrare in sintonia.

Un giorno di Luglio, di ritorno dal mare, passiamo nella sua casa in montagna a Borgotaro e dopo aver mangiato insieme ufficializziamo la cosa, mentre raccoglie i fiori con le bimbe. La sua preoccupazione più grande è che io le dica apertamente come deve fare e se non fossi d’accordo con ciò che farà dovrò parlarne liberamente. Mette questo strano “potere” nelle mie mani, mi fa sentire “padrona” della situazione anche quando saró via al lavoro – e così mi conquista definitivamente. E sapevo già che avrebbe fatto tutto perfetto. Gioca un po’ con le bimbe, lo fa con una naturalezza antica che solo le Nonne hanno, i fiori, le carte, Cose semplici. Ma senza inutili enfasi (che detesto), con un modo dolce e tranquillo, ma anche deciso e fermo. Riparto dalla montagna felice e serena. Ho trovato la Tata per le mie bimbe. La rassicuro, saranno poche ore al giorno.

Non è stato così.
A fine Agosto devo rientrare al lavoro dopo le ferie e gli asili sono chiusi. La avviso al telefono che dovrà aiutarmi tenendole tutto il giorno finché riaprono le scuole. Le mie ansie cambiano: non sono più preoccupata per le bambine perché ho trovato per loro la situazione ideale, ora sono preoccupata per lei, per tutto quello che le sto già chiedendo. Mi rassicura dicendo che forse è meglio, che stando tutto il giorno insieme si conosceranno di più e quando poi andrà a prenderle all’asilo saranno tutte più serene e sicure. La sua positività inizia già a farmi bene. Non si sono viste che un paio di volte, ma per la prima volta da quando sono nate, non ho nessun timore a lasciarle. Così quella mattina di Agosto, di ritorno dalle ferie, le accompagno a casa sua la mattina presto prima di partire per il lavoro: sarebbero rimaste tutto il giorno. Pranzo, merenda, pannolini e capricci. Le lascio tutto il pacchetto all inclusive. Io parto spensierata. Tutta l’ansia deve essersela presa lei peró, alle prese con quelle due piccole serial killer, dopo tanto tempo lontano da bambini. Mi piacerebbe raccontare tutte le cose meravigliose che da quel giorno ha fatto con le mie figlie, ma sarebbe un racconto infinito. Basterà dire che è stato per tutti Amore a prima Vista.
Le bambine quando sono a “Corte Bonardi” (cosi ho ribattezzato la casa della Rita) vivono esperienze uniche, che io non avrei mai saputo dar loro. Essendo una casa di campagna passano tanto tempo all’aperto, con gli animali, cani, gatti (e anche le galline!!!), si rotolano nell’erba, corrono nei campi. Rita ha insegnato loro a seminare l’orto, a cucinare, una sera al ritorno dal lavoro mi avevano persino impastato la pizza! La sua creatività è unica, così quando è troppo freddo per uscire, le intrattiene con lavoretti manuali, acquerelli, e album da colorare. Mangiano a merenda torte fatte in casa, e bevono thè preparato da lei. Tutto quello che fa è molto più di quello che le avevo chiesto. Doveva tenerle qualche ora il pomeriggio, invece le tiene sempre, se la scuola è chiusa, se c’è uno sciopero e anche se sono malate. E le tiene con un amore e una dedizione proprio come se fossero “sue”.
Non possiamo dire che è una Nonna, perché questa sarà un’emozione che proverà quando le nasceranno dei nipotini e sarà una cosa unica per lei. È la nostra Tata, e anche il mio personale Angelo Custode credo.
È una Nonna-in-affitto, che ci sta regalando il suo tempo e il suo affetto, e che è diventata un perno fondamentale per tenere in equilibrio tutti i meccanismi della nostra quotidianità. In cambio non abbiamo molto da darle a parte questo corso di sopravvivenza completo con Sveva e Emma per prepararsi a futuri nipotini!!!!
Così per ringraziarla di tutto ho scritto questo post.
Mi ha insegnato molto, con la sua generosità e anche con i racconti della sua Vita. Mi meravigliano sempre le persone così, che sanno donarsi senza pretendere niente. È proprio vera la frase che dice che la Vera Famiglia non è fatta solo di legami di sangue, ma da chi farebbe di tutto per vederti felice.

E allora… Buon Compleanno Rita. E grazie di esistere!!!!

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Chiara, Mum at Work.