L’autunno scorso e il vento del cambiamento

Questa mattina sono andata alla Scuola Materna per i primi colloqui con le insegnanti di Viadana. Da aprile, infatti, siamo tornati in patria, dopo un troppo lungo esilio a Villa Pasquali, da me ribattezzata il “Bronx” di Sabbioneta. Sabbioneta (in provincia di Mantova) è indiscutibilmente un piccolo gioiello di storia e cultura, chiusa tra le sue mura, in senso architettonico ma purtroppo anche in senso figurato. Mai comunità mi era persa così ostile verso gli “esterni”, e posso permettermi serenamente di dirlo, dato che ho girato il mondo fino agli antipodi, Australia e Nuova Zelanda compresi e ho amici in ogni angolo della Terra. Sono una che parla anche coi tombini, in assenza di persone, ma tranne pochissime e dolcissime amiche che si contano su due dita, che mi sarei portata via e che sento ancora, tranne qualche anziana di paese che mi teneva compagnia nelle mie passeggiate con la carrozzina durante la maternità, non ho legato con nessuno. Villa Pasquali è un posto che sembra non esistere, per molto tempo, i primi mesi, ho pensato fosse persino disabitato. Finto. Vuoto. Penseresti dimenticato da Dio se non fosse per una Chiesa maestosa e meravigliosa che conferisce al paese il diritto di non essere chiamato “Il Nulla”. A Sabbioneta era anche peggio. Più popolata ma sempre chiusa.
Non era il mio posto, semplicemente, Sabbioneta è per i Sabbionetani, per chi è nato lì, per chi ci ha vissuto. Tornare a Viadana non è stata una scelta semplice, a dirla tutta anche il mio paese natale mi era sempre stato stretto, anche se dopo l’esperienza nel “Bronx”, rientrare a “Viadangeles” apriva gli orizzonti. La scelta non è stata così semplice, sia dal punto di vista economico che del trambusto del cambiamento, ma come tutte le scelte migliori della mia Vita è stata incoscientemente presa in poco tempo e gli eventi ci hanno travolto. Ci sono posti che sono tuoi da sempre anche se magari fino a quel giorno non lo hai mai saputo. Stefano torna a casa un giorno d’autunno di un anno fa, con un volantino di un’immobiliare di Viadana. “Andiamo a vedere questo appartamento”. Non è la prima volta, anche lui sa che siamo fuori posto e si guarda intorno ormai da tempo. Penso di NO, come ho pensato ogni volta che poi è stato meravigliosamente SI.
NO, come quando ho visto Stefano la prima volta e mi sono detta “Stai lontana da lui” e dopo neanche un anno l’ho sposato.
NO, come quando avevo un ritardo di due mesi e pensavo fossi stressata per lavoro e dopo 9 mesi è arrivata Sveva.
NO, come quando ho vomitato dopo 2 giorni che ero rientrata al lavoro dalla maternità e dopo altri 9 mesi è arrivata Emma.
NO, anche questa volta. Invece lui, come sempre mi ha preso la mano e mi ha fatto vedere le cose coi suoi occhi- grandi e azzurri come l’Infinito.
L’appartamento era nei famosi “Palazzi Viola”, nella via dietro alla via dove abita mio papà, (Li vedevo dalla finestra di camera mia durante l’infanzia e l’adolescenza e anche col pancione incinta di Sveva, intanto che aspettavo che la casa di Villa Pasquali fosse pronta. Quando si dice il Destino). Siamo entrati nel nostro futuro palazzo quella mattina d’Autunno di una anno fa e ho fatto le scale come se le avessi fatte migliaia di volte prima di allora. Siamo entrati nell’appartamento (che neanche morta sarei andata a vivere in un appartamento) ce lo mostrava quello che sarebbe diventato il nostro vicino di casa. Ha tirato su le tapparelle, è entrata la luce, ho visto la polvere nei raggi del sole che illuminavano un parquet ormai rovinato. Un sussulto. E ho capito che era SI. Che quella era la MIA casa, la NOSTRA casa, finalmente, come nessuna casa era stata mai NOSTRA prima.
Un attimo prima era NO, un attimo dopo era SI, senza dircelo già lo sapevamo. La nostra felicità passava da lì.
Tutto il resto è stato snervante, i lavori, il mutuo, i soldi che non bastavano, il trasloco, spostare le Bambine da una scuola all’altra. Ma era la strada per arrivare a oggi.
A questa mattina, quando l’unica cosa che mi importava sapere era se le mie bambine fossero serene rispetto al cambiamento, se avessero trovato nuove amiche ora che quelle del cuore erano rimaste in quel posto che non ci apparteneva…
Con la paura di sentire un NO, mi sono seduta ed è stato di nuovo, meravigliosamente SI. Le bambine sono felici nella scuola nuova, hanno nuovi amici ed è stato facile.
Era l’unico pezzettino che mi mancava per appendere il puzzle al muro.
Il puzzle della nostra felicità.
Della nostra nuova Vita, del ritorno alle origini, dei nostri nuovi vicini di casa che adoriamo, delle nuove amiche delle mie bambine che giocano in strada come facevo io da piccola e che cresceranno insieme, della piscina condominiale, delle cene estive tutti insieme e delle porte sempre aperte. Dell’asilo multiculturale, della ginnastica ritmica in paese, delle biciclettate sull’argine del Po, del caffè a piedi. Della gente che conosco da sempre e che per strada mi saluta.
Ognuno ha il suo posto nel Mondo.
Il nostro per ora è felicemente questo.
Dopo un anno, posso certamente dirlo.

Chiara.

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Una dedica speciale a Zuma-mamma di Siria, per essermi stata Amica, per la sua gentilezza e bontà, che porterò sempre nel mio cuore.

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