LA ROCCIA SU CUI SEDETTE MIA MADRE

Correva l’anno 1978… Agosto, estate piena.
Mio Padre e mia Madre in vacanza in Sardegna.
Lui da Milano, città senza mare, lei da Rimini, il mare lo aveva negli occhi.
Girano la Costa Smeralda su una 126 Personal blu, un vero lusso per imparare a sognare.
La Spiaggia del Principe, Porto Cervo, il Piccolo Pevero, il Grande Pevero: il cuore pieno d’amore e gli occhi pieni di sogni.
Le bocche si raccontano quello che sarà, desideri di Vita, racconti di un futuro insieme, che non potevano immaginare sarebbe stato solo un lampo.
Mia Madre aveva la pelle bianca come il latte e tutto quel sole che s’era bevuta, aveva scoperto costellazioni di lentiggini sul suo viso rotondo e sul suo piccolo naso.
Mio padre era nero come se arrivasse dall’Africa.
Le foto dell’album di famiglia mi hanno raccontato una storia e i ricordi di mio Padre ne sono stati la voce fiera. So tutto, non serve nemmeno immaginare.
Così, un caldo pomeriggio d’estate, di ritorno dal mare, lei vede la roccia e gli dice “FERMATI”.
Un metro e sessanta sono davvero pochi per arrampicarsi senza sciovolare, ma mio Padre era alto e l’avrà sollevata come fosse stata una bambolina di seta leggera.
Un bikini bianco, fatto a uncinetto, che avrei ritrovato anni dopo in un cassetto di mia Nonna…
La roccia, mio Padre fotografo e Lei, orgogliosa, su quella scritta che diceva che Lei da Rimini se n’era anche andata, che aveva visto un mare vero, un posto nuovo, un’isola. Che lei a
sognare era capace. La libertà: COSTA SMERALDA. Una ragazzina che aveva preso troppo sole e una roccia troppo alta per lei. Una foto ricordo. SON PASSATA DI LÀ. E un amore appena nato.


Poi la Vita si è girata strana, sembra darti e a volte ti toglie, tutti quei sogni lasciati a metà, tutto quello che poteva essere, tutte le volte che avrebbe potuto tornarci. E invece non ci è più tornata.
Perché non c’è strada dal Paradiso al mare.
Ma la Vita è ancora più strana, a volte toglie e a volte dà. E a me, dopo aver tolto ha anche tanto dato.
Quest’estate sono andata in Sardegna, con gli amori della mia Vita, Stefano e le mie bambine.
Ogni tanto mando le foto delle spiagge dove andiamo su what’s up a mio papà e lui mi dice: ho la stessa foto in quel posto.
Lo so già: conosco a
memoria quel vecchio album.
Una Polo nera, con due seggiolini dietro e due pazze che cantano a squarciagola Occidentali’s Karma.
Noi quattro in vacanza insieme… Sembra un racconto immaginato tanti anni fa su quella 126 Personal blu…a volte i Sogni trovano strade e tempi proprio strani per realizzarsi.
Stiamo tornando in albergo, quando la vedo e dico “FERMATI”.
Stefano sapeva che la stavo cercando. Le bambine smettono di cantare, la
macchina sul ciglio della strada. E noi due che stiamo per scendere. Chiedono di venire, non possono. Non insistono. C’è uno strano silenzio intorno, quando il Destino si compie.
Un metro e sessanta sono davvero pochi per arrampicarmi senza scivolare, ma Stefano è alto e mi aiuta a salire, io che non salirei neanche le scale.
Scatta una foto dietro l’altra, sono io su QUELLA roccia: COSTA SMERALDA. Un passo in meno dal Paradiso.
Riscendo, non so neanche come.
E ripartiamo in macchina. Ritorniamo a noi, come se fossimo usciti per un istante dalla nostra storia e avessimo fatto un passo nel passato. O come se il passato fosse giunto a noi.
Mi giro, guardo le mie bambine: Sveva è nera come se arrivasse dall’Africa, Emma bianca come il latte, con una miriade di lentiggini su quel piccolo nasino.
Il cuore ritrova il suo ritmo, i ricordi ritrovano pace.
La Roccia rimane al suo posto, con la storia di mia Madre e la
mia
storia appiccicate addosso, che poi sono la stessa storia. E lì, su quella pietra, le abbiamo
ricucite. Ci sono posti per ricordare, per non dimenticare. La Vita, quando passa, lascia sempre il segno…
e come vedi, cara Mamma, tu sei sempre con me, con Noi.

Chiara