Amarcord

“Amarcord”. Il titolo del più celebre e autobiografico dei film del famoso regista riminese Federico Fellini. Uscito nelle sale italiane nel 1973, è un vero tuffo nel passato, nella gioventù del regista, un “a m’arcord” appunto, cioè “io mi ricordo” in dialetto romagnolo.
La Romagna è un po’ la mia seconda casa, la mia mamma era di Rimini ed è dunque lì che dimora una parte del mio cuore. Nonostante io non abbia mai vissuto a Rimini, sento un legame fortissimo con questa città dove abitano ancora i miei nonni materni e gran parte dei familiari della mia mamma, quelli a cui sono più legata. Infatti, anche se sono nata e cresciuta a Viadana, ogni occasione particolare è sempre stata buona per andare a Rimini dai nonni: Natale, Pasqua, vacanze estive. Io e mia sorella partivamo alla fine della scuola e tornavamo a settembre: tre mesi secchi di sabbia, sole e mare. Così da quando siamo nate fino alle superiori, quando, invece che dalla nonna, stavamo tre mesi a “fare la stagione” nell’albergo della Zia Maria, a San Giuliano, assieme ai nostri cugini romagnoli: una squadra di camerieri allo sbaraglio, accampati tutti insieme in una delle stanze libere dell’albergo, passavamo tre mesi in simbiosi servendo colazioni, pranzi e cene ai “bagnanti” (nome comune di turista, per dirlo alla romagnola). Senza dubbio gli anni più belli della mia vita, le estati più spassose della mia gioventù, anche perché, una volta finito il servizio della sera, ci catapultavamo nei locali della riviera nella bolgia dei turisti… E per chi è stato in Romagna in estate, sa cosa significa!
In fretta sono trascorsi gli anni del liceo, e così quelli dell’università, l’anno della laurea è stata l’ultima stagione alla Villa Maris, l’albergo della zia. Con l’inizio del lavoro le estati al mare non erano più così lunghe, ma mai ho smesso di trascorrere anche solo una settimana dai nonni.
Poi sono diventata Mamma. Due bambine, proprio come me e mia sorella Marta… e da quando vado a Rimini con loro, anche le mie vacanze si sono trasformate in un amarcord.
Prendere le biciclette per andare giù al mare…  AMARCORD, mi ricordo… su quelle stesse bici che hanno resistito agli anni e al cemento, e che caricavano me e mia sorella da bambine: una sul seggiolino davanti e una dietro, a litigare per chi doveva stare in prima fila, proprio come fanno le mie pesti. DEJA VU…
I castelli di sabbia, la passeggiata a riva, l’ombrellone in prima fila – sempre quello – , la merenda sullo sdraio dopo il bagno delle 11, i braccioli, il canotto.
Mia cugina Mara ha due figli dell’età delle mie… AMARCORD, mi ricordo… io e lei ragazze, a raccontarci la scuola, la vita, gli amori, a girare i negozi del lungomare per comprare un costume nuovo e ora lì, sotto a quell’ombrellone a parlare di figli, con gli occhi pieni di sonno, i capelli a caso e i costumi spaiati, le creme protezione 50 al posto dell’olio di cocco super abbronzante, COME SI CAMBIA. (E come si resta uniti a certe persone nel cambiare, forse perché in fondo siamo sempre le stesse: lei la mia cugina maggiore con la risposta a tutto e la battuta pronta per sdrammatizzare e io la cugina minore paranoica e esaurita).
Una giornata a FIABILANDIA… AMARCORD… mi ricordo di esserci andata con Gianfilippo, un bambino bolognese che aveva la mia età, in vacanza con la sua famiglia, nostri vicini di ombrellone, per anni e anni. Si narra che io abbia mosso i miei primi passi per andare dal mio ombrellone al suo, e ora anche lui è diventato papà. Chissà se un giorno le nostre figlie saranno vicine di ombrellone come lo siamo stati noi.
La sera la cena coi nonni… AMARCORD, mi ricordo… Sederci al tavolo con le bimbe e i nonni: se ci fotografassero, potrebbe essere la stessa fotografia di più di vent’anni fa. Una specie di seconda occasione per tutti, non per riempire i vuoti, ma per sentire la Vita che è andata avanti.
Le mani della nonna che toccano senza quasi vedere e impastano sapori, gli stessi, da anni. Sempre incredibilmente uguali e sempre senza ricetta. O meglio, senza dosi (Nonna ma quanto ce ne metti? Per quanto tempo? Risposta: “Ci dai a occhio”. In effetti, non fa una piega.)
AMARCORD, mi ricordo… i racconti del nonno, anche questi sempre uguali, gli stessi aneddoti che conosco a memoria e che ora sanno anche le mie figlie, che non rinuncia ogni estate a raccontare, quasi come aprisse e leggesse un libro, il suo personale AMARCORD fatto di pochi ma significativi capitoli importanti: quando ha costruito la casa, quando è andato in Venezuela da migrante a lavorare per mandare soldi a casa perché non c’era lavoro, quando faceva il rappresentante di vino e quando da bambino lavorava nei campi. AMARCORD, mi ricordo… il nonno seduto sul terrazzo ad aspettare che tornassimo dal mare “AVETE FATTO IL BAGNO?”, e la fatidica “C’ERA GENTE?”, lui che abita al mare ma al mare ci è andato quasi mai, la stessa sedia, lo stesso terrazzo, mille rughe in più sulla fronte stanca ma le stesse due domande di ritorno dal mare.
Il bagno l’avevamo fatto allora, io e mia sorella.
Il bagno l’hanno fatto quest’anno, la Sveva e la Emma.
Ma la gente ormai è poca, a Rimini, in estate. Sempre meno. E questo è un vero peccato.
Quest’anno, come sempre, a Rimini siamo stati bene. Ogni estate della mia Vita tornerò a Rimini. E ogni volta che potrò. E spero che così faranno le mie figlie. Perché è in Romagna che sono le nostre radici, in quella terra tra mare e colline, è lì che l’odore del mare risveglia i miei ricordi, è lì che se prendo la bici della mia Mamma e pedalo veloce fino al Porto, mi sembra di sentirla nel vento, è lì che appartiene il mio cuore.
È lì che… AMARCORD.

 

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Chiara.
Post dedicato a Rimini, ai Romagnoli (quelli veri) e alla mia Mamma, ovunque lei sia.